25 aprile a Rivoli


Il vero reato sarebbe dimenticare

Perché è importante ricordare


Ricordare vuol dire non morire: così chiedono ai loro cari, nelle ultime lettere prima della fucilazione, i tanti, donne e uomini, che in vario modo si sono incontrati nella resistenza.

Ricordarsi di loro, del loro sacrificio fatto di fatiche, fame e patimenti lontani dalle loro case, sui monti, per poi venire magari traditi o presi e infine passati alle armi. Esperienza, ciascuna diversa, unica e mai anonima, essere stati partecipi della lotta armata contro il fascismo prima e poi contro il nazi-fascismo dopo l’8 settembre. Scelta segnata dalle motivazioni più diverse, ma con la consapevolezza di essere seppur accomunati con il nemico dallo stesso furore in battaglia, distanti nelle aspirazioni, gli uni per un mondo più giusto, gli altri destinati a perpetrarne le catene.

Ricordare significa, non solo rinnovare le radici che con forza hanno consentito il germinare della nostra democrazia repubblicana, ma anche saper distinguere, oggi come allora, le differenze morali e sostanziali che in quel periodo storico, complesso, hanno comunque caratterizzato la lotta partigiana di liberazione. A chi oggi ancora più forte soffia sul revisionismo, basti ricordare i nomi di chi vuoi per scelta o per accadimento della vita si è sacrificato per la nostra libertà.

A tutti loro, giovani e meno giovani, contadini, operai, studenti, preti, militari e ai loro familiari deve andare il nostro ricordo e la gratitudine, perché i grandi valori richiedono grandi scelte, e tutti loro, come chi ne ha patito le rappresaglie, sono stati i primi artefici del nostro riscatto come popolo dall’infamie del fascismo e dalla codardia del nazi-fascismo.

Infine, teniamo presente, che il non ricordare è una bruttissima malattia che termina sempre con l’oblio della mente: noi non vogliamo che capiti e insieme a voi sappiamo che sarà possibile ciò che chiede a tutti Germano Nicolini detto Comandante Diavolo

“…Noi sognavamo un mondo diverso, un mondo di libertà, un mondo di giustizia, un mondo di pace e un mondo di fratellanza e di serenità. Ho 85 anni, da allora ne sono passati sessanta e purtroppo questo mondo non c'è... E allora riflettete, ragionate con la vostra testa e continuate la nostra lotta..."

Ora e sempre resistenza

Rivoli partigiana


La ribellione contro il nemico interno ed esterno, il coraggio di affrontare prove durissime guidati dalla voglia di libertà…. La Rivoli Partigiana è stata questo e molto altro; le nostre vie, le nostre case, le nostre piazze sono state testimoni del sacrificio di ragazzi giovanissimi che inseguivano un futuro libero dalla dittatura Nazifascista. Anche a Rivoli la Resistenza fu fame, freddo, sangue, paura per sé stessi e per le proprie famiglie, ma fu anche gioia, solidarietà e soprattutto consapevolezza di trovarsi dalla parte giusta. Molti furono i tragici avvenimenti nel nostro territorio riportati nei testi e tramandati di generazione in generazione, e sarebbe un autentico delitto scordare ciò che successe nella nostra Città. Quello che oggi è il luogo maggiormente frequentato di Rivoli, ovvero Piazza Martiri della Libertà (già Piazza Principe Eugenio) fu teatro di barbare esecuzioni come la fucilazione di Camandona il 30 gennaio 1944, l’impiccagione di Bassano e Neirotti il 30 luglio dello stesso anno seguiti nella medesima sorte da Rossi e Scavazza il 13 agosto successivo. Il 27 dicembre del ’44 nella frazione Tetti Neirotti sette Partigiani furono vittime di un rastrellamento; quattro di loro, Bellettati, Castagno, Simioli e Venturello vennero fucilati il 29 dicembre alle ore 12.00, sempre in Piazza Martiri. Ci furono le donne Partigiane, straordinarie, coraggiose, tenaci come Lucia Baudano, Lidia Lazzero, Ginetta Paracca, Pierina Leone.

E poi i Piol, famiglia che pagò un prezzo altissimo, consegnando alla storia i fratelli Severino, Vairo, Agostino, Arduino oltre al padre Eliodoro, torturato a morte presso i sotterranei delle Casermette ed abbandonato sotto un ponte tra Rivoli e Rivalta. Proprio i sotterranei dell’edificio dove ora sorge la Palazzina di Comando della Caserma Ceccaroni furono teatro di detenzione, atroci torture e ben dodici fucilazioni tra il giugno del 1944 ed il marzo del 1945. Presso la Sala Giunta del Comune di Rivoli è appeso un meraviglioso ritratto di Brigida Zuccolotto, mamma Piol; il suo sguardo dolce, ed il sorriso appena accennato celano una vita di sofferenze e cinquant’anni passati senza il marito ed i quattro figli. Negli anni ottanta ricevette la visita del Presidente Pertini; morì nel 1990 tra la commozione di un’intera città. Sono molte altre le storie ed i volti della Rivoli Partigiana, e se il passare degli anni rende sempre più complicato ascoltare la testimonianza diretta di chi visse quei momenti, orgogliosamente ci poniamo l’obiettivo di spiegare ai nostri figli su quali spalle si poggiano la democrazia e la libertà nel nostro Paese.

Noi ci siamo, e ci saremo!

Vivere Rivoli, il 25 Aprile


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Il video sul 25 Aprile rivolese


Questo video è stato realizzato con il supporto e la collaborazione di donne e uomini, ragazze e ragazzi. E di:

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